Scudo o fondo? Preoccupiamoci delle persone danneggiate e della coesione sociale

Nei giorni scorsi sono stati proposti da diverse parti politiche degli emendamenti tendenti a introdurre una sorta di impunità dai giudizi civili, penali e per danno erariale derivanti dai danni sanitari a soggetti affetti da COVID-19.
Vi è stata l’indignazione di molti, poichè le proposte sono state percepite come un modo per esentare da resposabilità chi ha sbagliato nella gestione della pandemia.

Ovviamente gli errori ci sono stati, alcuni lievi e quasi fisiologici in un’emergenza, altri gravi e marchiani, altri ancora connotati quasi da dolo (p.es.: acquisti fatti per favorire una determinata ditta).
Quindi non tutti gli errori, e le relative conseguenze dannose, possono essere poste sullo stesso piano.
Resta però un fatto: in questa pandemia tanti soggetti hanno avuto dei danni, a volte hanno perso pure la vita, soprattutto tra operatori sanitari, delle forze dell’ordine, della GDO e tutti coloro che sono “in prima linea”, ma anche pazienti delle case di riposo e degli ospedali, e tanti altri.
Sicuramente si registrano dei casi in cui, oltre all’imprevedibile fatalità, vi sono state delle violazioni, soprattutto in materia di sicurezza dei lavoratori o violazioni delle circolari e delle raccomandazioni che le varie istituzioni diramavano.

Le proposte presentate avevano un atteggiamento “difensivo”, cioè miravano a garantire uno scudo giudiziario alle inevitabili richieste di risarcimento danni che saranno avanzate, soprattutto nei casi di decessi.
Il problema, però, è soprattutto un altro: in tali emergenze, visto l’ampia platea di soggetti danneggiati, vi devono essere dei meccanismi di risoluzione delle controversie e/o deflattivi del contenzioso, che altrimenti rischia di “intasare” i tribunali italiani e generare anche forti disparità di trattamento. Inoltre, ciò sicuramente impatterà in modo pesantemente negativo sui bilanci delle aziende sanitarie, al punto che non sarà più possibile distinguere chi non rispetta l’equilibrio di bilancio per i risarcimenti da pandemia, e chi non li rispetta per inefficienza nell’utilizzo delle risorse.

Necessita quindi l’istituzione di un fondo statale, di un procedimento amministrativo che possa essere alternativo a quello giudiziario, di criteri omogenei nel disporre i risarcimenti.

Il fondo statale permetterebbe di “sterilizzare” i bilanci delle azienda sanitarie, separando i risarcimenti da COVID-19 dal resto del bilancio. Inoltre, permetterebbe anche di mantenere una più ordinata contabilità nazionale di tali risarcimenti, in modo da poter negoziare con le istituzioni sovranazionali (p.es. Unione Europea) la concessione di aiuti o altre misure finanziarie.

Il procedimento amminsitrativo speciale permetterebbe di evitare un appesantimento del funzionamento dei nostri tribunali, in un paese quale il nostro dove già la durata media di un processo è ben oltre la media degli altri paesi industrializzati.

I criteri omogenei, sia riguardanti i presupposti per erogare il risarcimento, sia riguardanti la misura del risarcimento, garantirebbero un uguale trattamento da nord a sud della penisola, evitando sprechi, truffe, e un’eccessiva discrezionalità nella concessione di tali somme.
Per ciò che concerne la misura dei risarcimenti, si potrebbe pensare anche alla previsione di una rendita o un’indennità periodica da erogare in più anni, in modo da evitare un salasso delle già martoriate finanzepubbliche.

In sintesi, non si tratta di concedere l’immunità a pochi, ma di garantire la coesione sociale e il giusto risarcimento a chi è stato danneggiato da condotte sbagliate, che hanno generato spesso una tragedia umana ed economica per tante famiglie.

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