I convegno AIIS: sintesi degli interventi dei relatori

di Nadia Somale

E’ un sabato di aprile e siamo ospiti nella capitale di un complesso monumentale, la sala del Commendatore dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia che ci accoglie come in una fetta di tempo passato. E’ tutto maestoso, artistico: su una delle pareti affrescate compaiono due scritte “vigilantia” e “custodia”: sarà un caso rispetto ai temi che a torto o a ragione spesso girano attorno al nostro operare di “sentinelle” come ci ha chiamati lo stesso Cantone nel suo audio messaggio?
Arrivano persone da varie parti di Italia: è bello dare un nome ai numeri di telefono sulla chat e un volto ai nomi. Ancora più bello è vedere gli sguardi e sentire le idee e le esperienze, ciascuna espressa con il proprio stile. Non c’è niente di troppo strutturato, ma si vede che c’è stato un pensiero organizzato ed affettivo da parte di chi ha ideato questo incontro. Si respira una cosa che non è così diffusa nei momenti formativi: ci sono persone che hanno voglia di essere lì e glielo si legge in faccia. Altre che avrebbero voluto essere fisicamente presenti e non hanno potuto, ma fanno sentire forte la volontà di essere parte di questa esperienza.
Il dott. Angelo Tanese, Direttore Generale dell’AUSL Roma 1 di cui siamo ospiti, ci accoglie raccontandoci la storia che questo antico ospedale rappresenta e anche con la motivazione a contribuire in modo concreto a questo progetto, perché sta a noi contribuire concretamente ai cambiamenti dall’interno.
Dopo i saluti della ministra Grillo e di Trasparency International, la Presidente Agnese Morelli ha illustrato gli elementi essenziali di quanto abbiamo provato a fare in questi anni, da quando esiste la legge 190 e sono stati nominati i primi responsabili anticorruzione. Ci ha ricordato come l’esperienza iniziale di fare rete, proprio per confrontarsi su come far fronte agli adempimenti che comparivano allora per la prima volta, è cresciuta spontaneamente, arrivando ad oggi con circa 200 persone collegate attraverso whatsapp. Rete gestita in questi anni con cura e discrezione ed è stata per tutti noi uno spazio non solo in cui non sentirsi soli ma in cui cercare scambi di informazioni concrete e in cui aver voglia di dare il proprio contributo. Una forma interessante di democrazia partecipativa che spesso si sente auspicare dalle grandi istituzioni e di cui raramente si riesce a vedere concretizzazione vitale.
Viene sottolineato come il prezzo maggiore della corruzione la paghino i cittadini e i dipendenti onesti, quando viene fatta di tutta l’erba un fascio e la malafama riguarda tutto il sistema. La necessità di evitare la burocrazia difensiva, recuperando efficienza e non alimentando involontariamente la maladministration con eccessi di adempimenti, regolamenti e documenti che confermano nelle persone la convinzione che la prevenzione della corruzione sia inutile. L’associazione nasce con lo spirito di fare squadra, per far sentire la voce concreta e propositiva da parte di chi ha a cuore il tema della salute. Con un approccio non solo basato sulle regole imposte dall’alto, ma di sensibilizzazione e coinvolgimento delle persone che si sentano parte attiva alla costruzione ed alla difesa del sistema.
Proposte concrete da fare agli interlocutori istituzionali tra cui l’accessibilità all’anagrafe tributaria per poter pianificare ed effettuare dei controlli su dati oggettivi, attingendoli da una fonte ufficiale e senza doverli richiedere più volte ai professionisti, in maniera frammentata e dispendiosa da fonti differenti che non si interfacciano. Anche nel caso dell’art. 53 c. 6, che non rende necessaria l’autorizzazione ai dipendenti per tutta una serie di attività dei professionisti, l’accesso all’anagrafe tributaria potrebbe consentire di verificare i compensi percepiti e non dover ricorrere ad altri canali con tutte le potenziali distorsioni.
Sul tema del Sunshine Act che presto sarà approvato e questa è una cosa molto positiva, viene segnalata la necessità di rendere trasparenti anche gli eventi organizzati da terzi provider, facendo emergere le aziende che sostengono l’evento, al di là di quello che prevede MedTech.
Infine si auspica la necessità di creare una rete che possa interloquire a livello istituzionale sia nazionale che regionale, in un’ottica collaborativa anche attraverso referenti regionali per lo scambio di best practice e il sostegno di chi ha bisogno di supporto, in sinergia ad altri enti ed organizzazioni.
Lorenzo Segato, ricercatore criminologo di REACT ha presentato una analisi dei piani anticorruzione che hanno mostrato aspetti positivi ma anche aspetti da migliorare. Uno di questi riguarda la definizione di corruzione affrontata nei singoli piani. Quella adottata da ANAC che include anche la maladministration sembra troppo ampia da affrontare dalle singole aziende sanitarie. Secondo Segato se tutto è riconducibile all’anticorruzione si crea confusione nei dipendenti, essendoci altri ambiti con cui occuparsi di rilevazione e prevenzione della maladministration, dell’inefficienza, dello spreco (es valutazione delle Performance, Qualità).
Uno dei primi punti da chiarire riguarda quindi quali tipologie di eventi andare a includere nel piano, che nella classificazione internazionale dei comportamenti anomali sono: errore, abuso, frode, corruzione (quest’ultima quando partecipano consapevolmente due soggetti).
Il passaggio successivo riguarda la valutazione del rischio, che non dovrebbe essere fatta con l’allegato 5 del PNA in quanto presenta numerosi problemi. In questa fase ci sono diverse criticità in quanto spesso si fa confusione fra effetti degli eventi corruttivi, cause, fattori di rischio. E solo su questi ultimi dovrebbe essere focalizzata l’attenzione, che sono poi quelli modificabili dalle misure di prevenzione. Esiste un problema su cui si potrebbe lavorare in futuro che riguarda l’omogeneizzazione delle modalità di definizione dei singoli rischi.
Altro elemento emerso nella valutazione del rischio riguarda il coinvolgimento dei dipendenti per rilevare i rischi e la sottostima quando queste sono fatte fare solo dai responsabili dei servizi aziendali.
In alcuni casi si è visto che le misure di prevenzione sono troppo generiche, non attuabili o non misurabili (es adozione di regolamenti, diffusione del Codice di comportamento) e non consentono di vedere se la misura ha poi ridotto il rischio.
I piani anticorruzione dovrebbero essere brevi, chiari, comprensibili, comunicabili perché i dipendenti dovrebbero conoscerlo, eliminando le parti descrittive non necessarie. Esistono infatti piani con 400 pagine che risultano illeggibili.
Esiste infine secondo Segato un problema rispetto alla pubblicazione completa delle misure di prevenzione e controllo, in quanto questo favorirebbe chi vuole superare i singoli controlli.
Massimo Di Rienzo della Associazione SpazioEtico ha ripercorso alcune tappe del percorso dei RPCT con riferimenti ad alcune esperienze significative come quella di Trento e di Cuneo e al ruolo della formazione se si vuole che il tema non sia solo repressivo ma preventivo. E’ importante riuscire a intervenire sui bias cognitivi che portano a comportamenti inopportuni.
Ha poi affrontato il tema del whistleblowing sottolineando quanto ci sia da fare per sensibilizzare su questo tema senza ignorare la dimensione culturale e le differenze sia rispetto ad altri paesi, sia fra una regione e l’altra. Il tema reale di ogni segnalazione dovrebbe essere la rilevanza della stessa, più che quello dell’anonimato che deve essere accettato senza particolari problemi. Occorrerebbe creare una sorta di conflitto di interesse in positivo e di accompagnamento del dipendente all’interno del processo che si genera di fronte ad un dilemma etico.
È necessario che le aziende sanitarie siano molto chiare sul funzionamento del canale di whistleblowing, sul dove vanno a finire i dati e chi può venirne a conoscenza. Secondo lui se una persona rileva un fatto realmente grave la Procura rimane ad oggi il riferimento più sicuro.
È importante essere consapevoli, nella mappatura dei rischi, di queste relazioni tossiche ed aiutare i professionisti a diventarne consapevoli, così come delle loro conseguenze reali e potenziali, perché la corruzione è fatta di persone.
Grande partecipazione e grandi speranze per il futuro.

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